Sport e aggressività: alcune considerazioni

Premesse

Lo sport è un contesto nel quale possono verificarsi atti aggressivi, addirittura tale prospettiva assume una declinazione positiva qualora l’aggressività sia finalizzata al raggiungimento di obiettivi senza che vi sia intenzionalità di danneggiare l’avversario. Talvolta il confine tra l’utilizzo strumentale dell’aggressività per il raggiungimento di obiettivi e il ricorso all’ostilità per causare sofferenza è molto sottile e poco definito. Questi impulsi aggressivi purtroppo possono diventare patrimonio comune di tutti gli attori che partecipano all’esperienza sportiva, in particolare spettatori e giovani atleti che interiorizzano tale modello nella convinzione che se ne debba far ricorso per poter raggiungere il successo.

Rabbia e sport

Diverse ricerche confermano che l’atteggiamento aggressivo negli atleti tende a risultare più frequente di pari passo con la progressione della carriera sportiva. Il concetto di aggressività, e in senso più ampio quello di rabbia, introduce la nozione di auto-regolazione emotiva che può tradursi in comportamenti prosociali piuttosto che antisociali. Se quest’ultimi possono essere rappresentati dall’intenzione di provocare un danno fisico o psicologico all’avversario, quelli prosociali sono finalizzati all’aiuto e al sostegno.

Autoregolazione emotiva

L’autocontrollo rappresenta una competenza fondamentale di adattamento all’ambiente in cui si vive e comporta vantaggi per gli individui e la società; per esempio le persone che possiedono buone abilità in tal senso raggiungono in genere migliori prestazioni nei campi in cui si impegnano, relazioni più soddisfacenti, tassi di rabbia e aggressività più contenuti rispetto ai soggetti con basso livello di autocontrollo. Nel contesto sportivo gli atleti con minore capacità di autocontrollo tendono a fornire prestazioni più scadenti a causa del fatto che sono meno focalizzati rispetto ai fattori importanti per il raggiungimento del risultato e tendenzialmente più distratti e rabbiosi. Diversi studi hanno confermato una maggiore aggressività da parte degli atleti maschi negli sport di squadra rispetto alle donne (Maxwell e Moores, 2007).

Proposte d’intervento

Un intervento finalizzato alla rimodulazione di un comportamento aggressivo disfunzionale in ambito sportivo prevede il coinvolgimento di atleti, allenatori, genitori. Lo sportivo potrebbe ricorrere ad atteggiamenti violenti in quanto tollerati da allenatore e genitori, in tal caso si rende necessario ridefinire alcuni aspetti etici alla base della pratica sportiva. In termini più pratici l’atleta potrebbe seguire un training finalizzato al raggiungimento di maggiori competenze legate all’autocontrollo ricorrendo a tecniche come la visualizzazione (imagery) o al proprio dialogo interiore (self talk) finalizzati a contenere il livello di rabbia e aggressività. Le abilità di autocontrollo possono rivelarsi utili in tutti i casi in cui gli atleti manifestano la tendenza a perdere concentrazione a causa di elementi distraenti tra i quali il principale potrebbe essere rappresentato dal comportamento scorretto da parte dell’avversario.