La Motivazione In Ambito Sportivo

Nel video mi confronto con Alessandro Franzo di Allenatore Efficace sul tema della motivazione in ambito sportivo; la finalità è di suggerire ai tecnici alcune strategie per risultare più efficaci in termini di motivazione.

Nello specifico si tratta di prendere in considerazione e applicare le seguenti cose:

  • Proporre allenamenti innovativi e stimolanti;
  • Pianificare sistematicamente gli obiettivi a breve, medio e lungo termine;
  • Favorire la percezione di auto-efficacia dei nostri atleti;
  • Utilizzare la comunicazione in maniera efficace ed efficiente.

Buona visione!

Relazione tra Depressione ed Emergenza Coronavirus nel Calcio e in altri Sport

https://www.giornaledibrescia.it/sport/sbalzi-di-umore-e-depressione-ci-sono-pure-per-i-calciatori-1.3474831

LO PSICOLOGO

«Sbalzi di umore e depressione? Ci sono pure per i calciatori»

«I professionisti, i calciatori in particolare, vivono in una sorta di bolla, fatta di routine. Uno stop così improvviso può causare eccome fenomeni di depressione, soprattutto tra i più giovani che magari non hanno una famiglia con cui condividere emozioni». A dirlo è Alessandro Visini, bresciano, psicologo dello sport. Lo spunto arriva da una ricerca della Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, che è andata a puntare la luce su un problema: sono raddoppiati i casi di depressione tra i calciatori professionisti, e ad esser maggiormente colpite sono le donne.

«Tutti in diversi modi hanno cercato fino ad ora di tenere il ritmo – spiega Visini, ex nuotatore – ma restando a casa e non è la stessa cosa dell’allenamento quotidiano al campo. È stato interrotto, improvvisamente, un qualcosa che per loro è metodico: da qui ci possono stare fenomeni di sbalzi di umore che portano fino alla depressione».

Impossibile quindi paragonare quanto accaduto da inizio marzo a oggi con la consueta pausa estiva. «Due momenti completamente diversi. Quando ti fermi in estate è un traguardo agognato per un atleta, rappresenta la possibilità di staccare mente e fisico per la vacanza. È fisiologico, anche il corpo ne ha bisogno. Questo stop forzato potrebbe essere invece devastante: a fine febbraio sai che stai entrando nella fase cruciale, senti di essere vicinissimo al top della forma, con i compagni si è creato il gruppo. E ti devi fermare».

Qual è quindi il pericolo più grande ipotizzando a inizio maggio la ripresa? «Quello che la testa vada più veloce del corpo, magari non pronto a sostenere subito certi ritmi. Il rischio di infortuni pertanto sarà alto se i professionisti non staranno attenti. Dovrà essere evitata la frenesia, capire che se un gesto tecnico non sarà così facile come nei mesi scorsi, tutto rientra nella normalità».

Ma un mese di allenamento potrà eventualmente bastare per tornare a disputare partite? «Secondo me sì, anche a livello psicologico. Servirà ai giocatori per ritrovare i compagni, partendo da un presupposto: il non volere tutto subito».

Consigli per Sopravvivere al tempo del Coronavirus

Rispettare i propri ritmi sonno – veglia, essere consapevoli del qui ed ora: è importante rispettare i ritmi sonno veglia coricandosi all’ora abituale (non cedere alla tentazione di affrontare maratone notturne di visione di serie tv con la presunzione che tanto poi tutto si sistema con una bella dormita). È fondamentale tenere in considerazione che giorno della settimana stiamo vivendo (in sostanza non è sempre domenica) e in funzione di questo programmare le nostre attività secondo una pianificazione settimanale abitudinaria.

Non rinunciare all’attività fisica: se siamo atleti maniacali, forse non potremo allenarci come facciamo abitualmente per preparare il prossimo Ironman di triathlon; ce ne faremo una ragione, ma possiamo compensare questa mancanza in modo intelligente. Grazie alla tecnologia esistono app e programmi di allenamento online che ci possono aiutare a gestire questo momento di emergenza senza per forza di cose abbandonarci allo sport preferito da Homer Simpson.

Curare l’igiene personale: il fatto che siamo confinati in casa non ci dispensa dal fatto di lavarci, raderci, depilarci, di dedicarci alla cura e al benessere personale. Noi potremmo sentirci meglio, i nostri familiari ci saranno riconoscenti. Dopotutto ci sarà una vita dopo l’emergenza e noi dobbiamo farci trovare pronti.

Mantenere i contatti sociali: sfruttiamo la tecnologia per appagare quell’esigenza di socialità che già Aristotele aveva evidenziato. Per lui sarebbe stato più difficile gestire la quarantena, per noi lo è decisamente meno viste le opportunità tecnologiche che abbiamo a disposizione. Siete totalmente incapaci dal punto di vista digitale? Approfittate dei tutorial gratuiti che vi possono rendere alfabetizzati in materia.

Fate bilanci e considerate nuovi progetti: se in altri frangenti risulta difficile prendersi il tempo necessario per fare valutazioni rispetto alla propria vita, pare che adesso di momenti a disposizione ne abbiamo. Va benissimo utilizzare questa abbondanza di tempo come meglio si ritiene – dal piacere dell’otium latino al cazzeggio più inutile – ma potremmo impiegarlo anche per scopi più nobili; per esempio fare un bilancio della propria esistenza per capire che cosa potrei prendere in considerazione per migliorarmi come persona, come professionista, come genitore, marito, moglie, figlio. Potremmo anche valutare nuovi progetti personali che abbiamo sempre rinviato: riuscirò ad imparare l’assolo alla chitarra di Back in Black prima della fine dell’emergenza?

Non rinunciate alla vostra privacy: anche se vivete in piccoli appartamenti, Tokyo style per intenderci, è importante riuscire ad avere uno spazio proprio dove agire i nostri interessi e hobby. Questo vale soprattutto se siete persone introverse in quanto potreste avere maggiori esigenze di momenti di solitudine. In spazi minimalisti ci si può dedicare alla lettura di un libro, all’ascolto di musica, alla pratica della mindfulness. Per par condicio questi suggerimenti valgono anche se siete estroversi naturalmente.

Alessandro Visini – Psicologo

Long Term Athlete Development – Un modello di sviluppo sportivo in 7 passi

Il modello

Il modello sportivo Long Term Athlete Development (LTAD) è un programma di sviluppo a lungo termine dell’atleta che permette di pianificare l’eccellenza nello sport e il benessere delle persone che praticano attività fisica. L’atleta è posto al centro del sistema sportivo, nel pieno rispetto delle peculiarità individuali, che caratterizzano il processo evolutivo.

Il modello si articola in sette fasi e pone in stretta relazione l’educazione motoria, lo sport scolastico, quello agonistico e quello ricreativo, con la finalità di mantenersi attivi per tutta la vita.

Il sistema di allenamento, di gara e di recupero tiene in considerazione l’età biologica e gli stadi di sviluppo fisico, cognitivo ed affettivo, piuttosto che la suddivisione per età cronologiche (criterio questo che non tiene conto delle differenze, anche notevoli, nei tempi individuali di sviluppo).

Il nuovo modello nasce nella regione della British Columbia intorno alla metà degli anni ’90 e si avvale delle conoscenze derivanti da diverse discipline come la pediatria, la psicologia dello sport, la fisiologia dell’esercizio, la sociologia dello sport.

Il programma di allenamento prevede 7 stadi di sviluppo

1° STADIO: Partenza attiva (0-6 anni)

Apprendimento dei movimenti fondamentali in un contesto di gioco. I bambini vanno avviati ad attività di gioco poco strutturate che prevedano un’ampia varietà di movimenti. I benefici si riflettono sullo sviluppo fisico, cognitivo, sociale ed emotivo. Inoltre i bambini apprendono a muoversi con competenza e a trarre piacere dall’essere fisicamente attivi.

2° STADIO: Apprendere i fondamentali divertendosi (maschi 6-9 anni, femmine 6-8 anni)

L’obiettivo è apprendere tutte le capacità motorie fondamentali e costruire gli schemi motori di base. È la fase dell’alfabetizzazione motoria e della costruzione di basi per lo sviluppo successivo di abilità più complesse.

3° STADIO: Imparare ad allenarsi (maschi 9-12 anni, femmine 8-11 anni)

Si lavora sulle abilità sportive generali e sullo sviluppo delle abilità sport specifiche per l’apprendimento della coordinazione e del controllo motorio fine. È importante proporre attività variate.

4° STADIO: Allenarsi all’allenamento (maschi 12-16 anni, femmine 11-15 anni)

L’obiettivo è costruire una base aerobica, sviluppare forza, velocità e consolidare le abilità sportive specifiche e la tattica. Le età che delimitano questa fase sono basate sull’inizio e la fine del picco di crescita (generalmente 11-15 anni per le ragazze, 12-16 per i ragazzi).

5° STADIO: Allenarsi a competere (maschi 16-23+, femmine 15-21+)

In questo stadio si lavora sull’ottimizzazione degli stadi precedenti e ci si allena a competere. Questa fase prevede la specializzazione in uno sport e la prosecuzione di un percorso competitivo, oppure la pratica sportiva amatoriale accedendo alla fase “Attivi per la vita”.

6° STADIO: Allenarsi a vincere (maschi 19+, femmine 18+)

Agli atleti talentuosi viene richiesto il massimo carico di allenamento, necessario per prestazioni vincenti a livello internazionale. Questo è lo stadio finale del programma: il focus dell’allenamento è rivolto alla massimizzazione della performance.

7° STADIO: Attivi tutta la vita (tutte le età)

Si tratta di gestire la transizione dalla carriera agonistica all’attività fisica e sportiva per tutta la vita. Si può entrare in questa fase essenzialmente ad ogni età. Se il bambino sarà stato correttamente introdotto all’attività fisica e allo sport attraverso le prime tre fasi del programma LTAD, avrà acquisito le abilità motorie necessarie per rimanere attivo tutta la vita, qualsiasi sport desideri praticare.

Alessandro Visini

Psicologo dello Sport

Corso per Sviluppare la tua Leadership

Detto, Fatto!

Aumentare il coinvolgimento e la produttività in un ambiente di lavoro in modo creativo ed innovativo è semplice, se sviluppi le tue abilità di leader.

E se ti dicessi che dopo il nostro training potrai essere un professionista più consapevole, attento e presente?

Hai appena preso coscienza del fatto che la formazione e l’apprendimento vanno perseguiti con percorsi che lascino spazio alla tua personalità e vuoi fare un lavoro su te stesso… Bene! Ti spiego cosa migliorerà nella tua vita dopo aver seguito il mio corso.

Passiamo la maggior parte del tempo al lavoro. Lo stress oggi è una costante che si è trasformata in un costo aziendale in quanto causa di diverse problematiche psicofisiche.

Attraverso l’unione dei benefici del training di mindfulness e lo sviluppo di abilità proprie di un vero leader come l’empatia e l’intelligenza emotiva, puoi imparare a gestire il lavoro di altre persone instaurando relazioni positive e proattive.

Lucidità mentale e la gestione dell’ansia legata allo stress saranno solo lontani ricordi dopo aver intrapreso il percorso di consapevolezza.

Vuoi davvero migliorare il tuo stato di salute, vivere al meglio le tue relazioni interpersonali e aumentare la produttività delle persone che lavorano in squadra con te?

Sei nel posto giusto!

 

Come si sviluppa il corso

12 incontri per attivare in te una consapevolezza individuale profonda.  Che tu sia un manager, un titolare d’impresa, un allenatore, un insegnante, quello che faremo insieme attiverà in te risorse interiori che ti accompagneranno nel raggiungimento dei tuoi obiettivi professionali e personali. Durante gli incontri, da due ore l’uno, potrai apprendere tecniche utili a gestire ansia e stress per migliorare il tuo benessere psico fisico e le tue prestazioni professionali. A supporto della parte teorica hai a disposizione un programma di esercizi da svolgere quotidianamente con l’assistenza di file audio oltre che alle dispense. Concluso il percorso sarai maggiormente presente, capace di ascoltare, recettivo e aperto al cambiamento.

 

Che cosa puoi ottenere con questo corso?

Hai ancora qualche dubbio?

Ti capisco! E’ difficile iniziare un percorso di consapevolezza così su due piedi. Ma è importante fare il primo passo e siamo qui per tenderti la mano!

Quali sono i contenuti che affrontiamo durante il corso?

Imparerai i fondamenti della leadership consapevole come:

  • Utilizzare le tecniche di comunicazione efficace
  • come sviluppare la focalizzazione
  • come vedere al di là dei condizionamenti
  • come gestire lo stress e diventare un manager innovativo ed efficiente

Quali sono le caratteristiche di un manager innovativo ed efficiente?

  • È collaborativo, in grado di promuovere una cultura aziendale creativa e fondata su dei valori condivisi
  • E’ compassionevole, ha a cuore gli altri esseri umani, è gentile e assertivo
  • E’ stimolante, sprona le persone a crescere offrendo il meglio di loro stesse
  • E’ positivo, vede il futuro con positività e si attiva per esserne un esempio

 

Se sei arrivato fino a qui significa che sei pronto ad ISCRIVERTI

Sviluppa la tua leadership è il corso che ti permette di “crescere” interiormente facendo accrescere in te:

  • Consapevolezza, imparando a porre attenzione sul momento presente senza aspettative o pensieri giudicanti.
  • Concentrazione: focalizzando l’attenzione senza dispendio di energie.
  • Creatività: valorizzando l’unicità che contraddistingue te stesso e i tuoi collaboratori.

 

Il corso si rivolge a

Manager, dirigenti, responsabili, amministratori, funzionari, allenatori che gestiscono un gruppo di lavoro e devono guidarlo verso il raggiungimento di obiettivi importanti.

Durata:

12 incontri della durata di circa due ore

Date:

27 Febbraio

5, 12, 19, 26 Marzo

2, 9, 16, 23, 30 Aprile

7, 14 Maggio

 

Sede:

Via Romanino 1, Brescia

Docenti:
Alessandro Visini

Psicologo e filosofo. Ho perfezionato la mia formazione in Psicologia del lavoro e dello Sport. La possibilità di essere d’aiuto alle persone rappresenta l’aspetto che amo di più del mio lavoro.

Lavoro con atleti di alto livello, organizzazioni ad alte prestazioni e manager. Il mio approccio estremamente pratico, focalizzato al risultato e attento all’unicità della persona mi permette di entrare in profonda sintonia con i gruppi e gli individui con cui collaboro.

L’attenzione per le recenti scoperte scientifiche in ambito neuropsicologico coniugate con il sapere filosofico rappresentano il tratto distintivo dei miei interventi.

 

Chiara Tedeschi

Mindfulness trainer, secondo il programma MBLC – Mindfulness Based Living Course specifico della Mindfulness Association. La mia formazione è seguita al mio percorso personale di pratica di meditazione che fa ormai parte della mia quotidianità.

Nel mio insegnamento porto anche il bagaglio della mia esperienza professionale, arricchita da un periodo di 6 anni di lavoro negli Stati Uniti e dal continuo aggiornamento con seminari e approfondimenti in Scozia e a Londra presso le sedi della Mindfulness Association.

Il mio approccio è il risultato delle mie ricerche in ambito delle neuroscienze e della mia esperienza di conduttrice di gruppi eterogenei mettendo in pratica le capacità di ascolto empatico e compassionevole propri della mente Mindful.

Riflessioni sulla Psicologia dello Sport

La situazione attuale

La psicologia dello sport è un argomento di estrema attualità a cui dedicano attenzione quotidiani, riviste specializzate, programmi televisivi e radiofonici, siti web, blog, social network. Tutti i commentatori concordano sul fatto che l’aspetto mentale in ambito sportivo è fondamentale per atleti, squadre, allenatori. Sembrerebbe di conseguenza che la cura della “testa” dello sportivo sia una questione ormai sdoganata nel nostro Paese, ma purtroppo non è così.

Paradossi italiani

La situazione italiana è paradossale in quanto da un lato non si perde occasione di sottolineare l’importanza della psicologia in ambito sportivo e dall’altro si disattende sistematicamente la messa in pratica di un processo di allenamento mentale costante. Se allenare le capacità condizionali, tecniche e tattiche è fondamentale, non si capisce per quale motivo la componente mentale venga presa in considerazione solo nei momenti di difficoltà e non come aspetto da allenare tanto quanto gli altri fattori connaturati alla pratica sportiva.

La mancanza di una pianificazione efficace

Qualora l’atleta soffra di eccessiva attivazione pregara (ansia) si interviene solo nel momento in cui la problematica è divenuta talmente invalidante da non permettere allo sportivo di esercitare la propria attività. Sarebbe più logico pianificare un percorso per tempo dotandolo di strumenti per gestire al meglio la propria attivazione psicofisiologica, permettendogli di ottimizzare la gestione dell’ansia e la condizione generale psicofisica prima della gara. Nei casi in cui la squadra non abbia sviluppato buone dinamiche interne si agisce di rimessa improvvisando un team building straordinario (per esempio il ritiro) per favorire migliori rapporti all’interno del gruppo, mentre sarebbe opportuno che la costruzione del team fosse un obiettivo fondamentale preventivato all’inizio della stagione.

Barriere culturali

Nonostante il continuo riferimento all’importanza dell’allenamento mentale (mental training) l’Italia dello sport soffre ancora la difficoltà di inserire nella pianificazione della stagione attività legate all’aspetto psicologico e questo avviene, a mio modo di vedere, per ragioni di ordine culturale.  Tra di esse la prima riguarda il fatto che lo psicologo è ancora percepito come una figura che ha a che fare con il disagio mentale per cui un atleta trova poco naturale rivolgersi a questa professionista. In realtà lo psicologo dello sport aiuta l’atleta a gestire al meglio le proprie competenze mentali in ambito sportivo (la focalizzazione, la consapevolezza, il problem solving), si rivela un importante supporto nella gestione delle emozioni (per esempio nel contenimento e la gestione della rabbia), facilità il processo di conoscenza di se stessi come esseri umani e sportivi.

L’arte del fatalismo

Un altro motivo che si nasconde dietro alla difficoltà di affidarsi ad un professionista della salute mentale riguarda il mito che l’atleta non può mostrarsi debole altrimenti verrebbe meno la sua credibilità in termini di rispecchiamento sociale da parte dei tifosi e appassionati. Nel caso in cui lo sportivo manifestasse difficoltà legate alla sfera psicologica la tendenza generale è quella di non dare l’opportuna attenzione alle sue difficoltà ma di attende che le cose si sistemino da sole.

L’allenatore tuttologo

L’alternativa presa in considerazione è quella di far gestire le difficoltà a figure che non posseggono le necessarie competenze per farlo; spesso ci si affida all’erronea credenza che l’allenatore, che naturalmente dovrebbe possedere delle conoscenze di psicologia, ma non è uno psicologo, possa risolvere problematiche che esulano dalla sua formazione. Se è vero che spesso gli allenatori riescono a svolgere in modo efficace il ruolo di motivatori del singolo atleta o della squadra, è altrettanto realistico considerare che se devono gestire problematiche legate alla gestione dell’ansia, della concentrazione, dello stress o dinamiche personali dell’atleta legate a un momento di difficoltà di natura esistenziale sarebbe più utile rivolgersi ad un professionista.

Manca il tempo

La scarsa attenzione agli aspetti psicologici in ambito sportivo è spesso giustificata anche dal fatto che gli atleti hanno già troppe cose a cui dedicarsi; il tempo per poter lavorare con uno psicologo dello sport tende ad essere considerato come un qualcosa che potrebbe togliere spazio ad attività che hanno necessariamente la precedenza.

Coach e motivatori

Spesso le società e gli atleti si affidano alla figura del coach o del motivatore perché sembrerebbe che tutte le problematiche in ambito sportivo siano riconducibili a questioni legate alla motivazione. Tale visione risulta essere estremamente superficiale e limitata in quanto gli atleti si trovano a dover fronteggiare molte difficoltà tra le quali possiamo individuare la gestione di ansia, concentrazione, stress, emotività, comunicazione. Inoltre dovrebbero imparare ad utilizzare tecniche psicologiche che rendano l’atleta più efficace e sicuro nella propria pratica sportiva. Tali competenze possono essere apprese solamente attraverso un percorso con un professionista preparato alla gestione di questi aspetti e formato ad accogliere la dimensione psicologica dello sportivo nella sua totalità.

Team di professionisti dello sport

Alla luce di queste considerazioni, sarebbe auspicabile che la figura dello psicologo dello sport trovasse sempre più spazio all’interno dei contesti sportivi di tutti i livelli per contribuire, insieme ad altre figure professionali che collaborino in team (tecnici, preparatori, fisioterapisti, medici, nutrizionisti), a rendere l’esperienza sportiva sempre più completa, funzionale ed appagante.

Alessandro Visini – Psicologo dello Sport e delle Organizzazioni

Mindful Leadership

Corso di Mindful Leadership in ambito organizzativo

Perché la mindfulness in azienda?

Passiamo la maggior del nostro tempo al lavoro. Lo stress diventa una costante e, oltre a poter causare problematiche psicofisiche, diventa un costo per l’azienda, essendo spesso causa di assenteismo e di perdite di produttività.
Il nostro training di Mindfulness è uno strumento prezioso per chi si trova a gestire il lavoro di altre persone.
Il percorso di consapevolezza aiuta a sviluppare le proprie risorse interiori, a mantenere lucidità mentale e offre spunti per la gestione delle relazioni interpersonali.
Un percorso di consapevolezza migliora lo stato di salute, la gestione dell’ansia legata allo stress e conduce allo sviluppo di relazioni positive ed empatiche.
Tutto ciò si traduce in prestazioni migliori per l’azienda stessa.

 

Com’è strutturata la formazione?

I nostri corsi prevedono moduli di Sedici o Ventiquattro ore che possono essere suddivise in:

  • Workshop di 1 o 2 giornate
  • Corsi a cadenza mensile o settimanale
I corsi possono anche essere confezionati su misura e concordati in funzione delle esigenze dell’azienda e del personale. Ogni offerta è creata specificatamente per esplorare la combinazione del training di Mindfulness con le qualità associate con l’eccellenza nella leadership.

I NOSTRI CORSI

Corso premium di mindfulness manager coaching

  • 24 ore di formazione
  • un programma di esercizi da svolgere quotidianamente, con l’assistenza dei docenti e la disponibilità di materiale multimediale.

I partecipanti impareranno i fondamenti della leadership consapevole, che include la comunicazione efficace, come coltivare la focalizzazione, vedere al di là dei condizionamenti, gestire lo stress per essere manager innovativi ed efficienti.
Il corso Mindfulness manager coaching è pensato per sviluppare le proprie abilità di leader e concorrere a creare un ambiente di lavoro creativo e innovativo, aumentando il coinvolgimento e la produttività.

Il corso incoraggia i manager a divenire:

  • Collaborativi, in grado di promuovere una cultura aziendale creativa e fondata su valori condivisi;
  • Compassionevoli, che abbiano a cuore gli altri esseri umani e che siano allo stesso tempo gentili e assertivi.
  • Che spronino le persone a crescere offrendo il meglio di loro stesse;
  • Che vedano il futuro in modo positivo e si adoperino per realizzarlo.

Corso di mindfulness training base

  • 16 ore di formazione
  • un programma di esercizi da svolgere quotidianamente, con l’assistenza dei docenti e la disponibilità di materiale multimediale.
I partecipanti apprenderanno nozioni sul funzionamento della nostra mente rispetto a negatività, demotivazione e stanchezza.
Concetti base di consapevolezza per ottenere un miglioramento cognitivo ed emotivo grazie a una mente calma.
Tecniche per il miglioramento delle relazioni sia in campo lavorativo sia personale.
Saranno inoltre forniti strumenti per una migliore gestione dello stress e per migliorare la propria prestazione in ambito lavorativo.

L’obiettivo del corso è di incrementare:

  • La presenza mentale;
  • La comunicazione assertiva;
  • La capacità di gestione dell’ansia e dello stress;

 

Durante gli incontri si imparerà:

  • Come funziona la mente e i motivi per i quali siamo portati a concentrarci sul negativo sentendosi demotivati e stanchi;
  • Come la capacità di portare consapevolezza in modo gentile ai nostri pensieri ed emozioni può aiutarci a calmare la mente e ad avere più memoria, concentrazione ed energia;
  • A migliorare le relazioni sia in campo lavorativo che personale.

 

Chi siamo

Chiara Tedeschi
Mindfulness trainer, secondo il programma MBLC – Mindfulness Based Living Course specifico della Mindfulness Association. La mia formazione è seguita al mio percorso personale di pratica di meditazione che fa ormai parte della mia quotidianità. Nel mio insegnamento porto anche il bagaglio della mia esperienza professionale, arricchita da un periodo di 6 anni di lavoro negli Stati Uniti e dal continuo aggiornamento con seminari e approfondimenti in Scozia e a Londra presso le sedi della Mindfulness Association. Il mio approccio è il risultato delle mie ricerche in ambito delle neuroscienze e della mia esperienza di conduttrice di gruppi eterogenei mettendo in pratica le capacità di ascolto empatico e compassionevole propri della mente Mindful.

https://www.chiaratedeschi.it

Alessandro Visini

Psicologo e filosofo. La mia formazione si è completata con la specializzazione in Counseling e in Psicologia dello Sport. La possibilità di essere d’aiuto alle persone rappresenta l’aspetto che amo di più del mio lavoro. Lavoro con atleti di alto livello, organizzazioni ad alte prestazioni e manager. Il mio approccio estremamente pratico, focalizzato al risultato e attento all’unicità della persona mi permette di entrare in profonda sintonia con i gruppi e gli individui con cui collaboro. L’attenzione per le recenti scoperte scientifiche in ambito neuropsicologico coniugate con il sapere filosofico rappresentano il tratto distintivo dei miei interventi.

https://www.alessandrovisini.com/contact-us/

 

Sport e aggressività: alcune considerazioni

Premesse

Lo sport è un contesto nel quale possono verificarsi atti aggressivi, addirittura tale prospettiva assume una declinazione positiva qualora l’aggressività sia finalizzata al raggiungimento di obiettivi senza che vi sia intenzionalità di danneggiare l’avversario. Talvolta il confine tra l’utilizzo strumentale dell’aggressività per il raggiungimento di obiettivi e il ricorso all’ostilità per causare sofferenza è molto sottile e poco definito. Questi impulsi aggressivi purtroppo possono diventare patrimonio comune di tutti gli attori che partecipano all’esperienza sportiva, in particolare spettatori e giovani atleti che interiorizzano tale modello nella convinzione che se ne debba far ricorso per poter raggiungere il successo.

Rabbia e sport

Diverse ricerche confermano che l’atteggiamento aggressivo negli atleti tende a risultare più frequente di pari passo con la progressione della carriera sportiva. Il concetto di aggressività, e in senso più ampio quello di rabbia, introduce la nozione di auto-regolazione emotiva che può tradursi in comportamenti prosociali piuttosto che antisociali. Se quest’ultimi possono essere rappresentati dall’intenzione di provocare un danno fisico o psicologico all’avversario, quelli prosociali sono finalizzati all’aiuto e al sostegno.

Autoregolazione emotiva

L’autocontrollo rappresenta una competenza fondamentale di adattamento all’ambiente in cui si vive e comporta vantaggi per gli individui e la società; per esempio le persone che possiedono buone abilità in tal senso raggiungono in genere migliori prestazioni nei campi in cui si impegnano, relazioni più soddisfacenti, tassi di rabbia e aggressività più contenuti rispetto ai soggetti con basso livello di autocontrollo. Nel contesto sportivo gli atleti con minore capacità di autocontrollo tendono a fornire prestazioni più scadenti a causa del fatto che sono meno focalizzati rispetto ai fattori importanti per il raggiungimento del risultato e tendenzialmente più distratti e rabbiosi. Diversi studi hanno confermato una maggiore aggressività da parte degli atleti maschi negli sport di squadra rispetto alle donne (Maxwell e Moores, 2007).

Proposte d’intervento

Un intervento finalizzato alla rimodulazione di un comportamento aggressivo disfunzionale in ambito sportivo prevede il coinvolgimento di atleti, allenatori, genitori. Lo sportivo potrebbe ricorrere ad atteggiamenti violenti in quanto tollerati da allenatore e genitori, in tal caso si rende necessario ridefinire alcuni aspetti etici alla base della pratica sportiva. In termini più pratici l’atleta potrebbe seguire un training finalizzato al raggiungimento di maggiori competenze legate all’autocontrollo ricorrendo a tecniche come la visualizzazione (imagery) o al proprio dialogo interiore (self talk) finalizzati a contenere il livello di rabbia e aggressività. Le abilità di autocontrollo possono rivelarsi utili in tutti i casi in cui gli atleti manifestano la tendenza a perdere concentrazione a causa di elementi distraenti tra i quali il principale potrebbe essere rappresentato dal comportamento scorretto da parte dell’avversario.

Biofeedback e Psicologia Clinica e dello Sport

Il biofeedback è una metodologia attraverso la quale si può apprendere l’autocontrollo volontario di alcuni processi psicofisiologici.

Tale abilità è allenata attraverso un’informazione di tipo acustico o visivo (feedback) ottenuta in tempo reale per mezzo di un segnale restituito dallo strumento.

Si tratta, in sostanza, di un monitoraggio psicofisiologico consistente in una rilevazione del grado di attivazione e funzionamento dell’organismo.

L’assunto di base del biofeedback consiste nel fatto che i soggetti possono utilizzare tale tecnica per migliorare la propria salute e imparare ad autoregolare le proprie funzioni corporee.

Il processo consiste nella presa di coscienza di particolari condizioni fisiologiche e nella conseguente modificazione delle stesse attraverso strategie comportamentali.

Il biofeedback concorre a determinare delle modificazioni a livello fisiologico che comportano dei cambiamenti anche a livello mentale ed emotivo.

Tale metodologia permette al soggetto di interpretare in modo appropriato le proprie sensazioni corporee, di imparare ad autoregolarle e stabilizzare questa competenza in assenza di feedback.

L’applicazione del biofeedback consente di ottenere buoni risultati per quanto riguarda il controllo di stati o funzioni psicologiche come l’ansia, la concentrazione, il rilassamento, lo stress.

Nello specifico il biofeedback è utilizzato per alleviare dolori di diversa natura; dalle cefalee alle contratture muscolari.

Favorisce il contenimento di ansia, tic, balbuzie, iperidrosi, fobie e attacchi di panico, disturbi gastro-intestinali, bruxismo.

Per quanto concerne la psicologia dello sport l’utilizzo del biofeedback permette agli atleti di controllare il proprio livello di attivazione, di ridurre l’ansia da prestazione e la fatica, d’incrementare la forza muscolare, di regolare il ritmo cardiaco, di migliorare la gestione dello stress.

Tutto questo si traduce in una ottimizzazione della performance che determina la corretta attivazione definita stato di flow o zona di massima prestazione.

In ambito sportivo, la tecnica del biofeedback viene spesso utilizzata in associazione con tecniche di rilassamento e di imagery mentale.

 

Lo Stress: conoscerlo e gestirlo

Definizione

Con il termine stress si intende una sindrome generale di adattamento atta a ristabilire un nuovo equilibrio interno (omeostasi) in seguito a fattori di stress (stressors).

Le alterazioni dell’equilibrio interno possono avvenire a livello endocrino, umorale, organico, biologico. In sostanza si tratta di una reazione aspecifica del nostro sistema ad una situazione che richiede un nostro coinvolgimento psicofisico.

Esso risulta essere uno dei principali fattori responsabili dello sviluppo della maggior parte di malattie e malessere della persona. Recenti ricerche calcolano che dal 75% al 90% delle visite ai medici di base sono dovute a cause ricollegabili allo stress.

Per migliorare la nostra salute e il nostro benessere è fondamentale imparare a gestire efficacemente lo stress.

Alti livelli di stress a carico del nostro organismo per lunghi periodi ostacolano il funzionamento del nostro sistema immunitario e provocano un’intossicazione del nostro corpo.

Tra i principali effetti dovuti allo stress si riscontra l’invecchiamento cellulare genetico, alti livelli di cortisolo (ormone dello stress), stanchezza cronica, emicrania.

Un grave errore che le persone commettono è quello di sottovalutare le conseguenze dello stress pensando che esso sia un problema temporaneo che spontaneamente tenderà a risolversi.

Sebbene quando si prende in considerazione lo stress generalmente lo si valuti in termini negativi, in realtà lo stress può avere una connotazione sia positiva sia negativa.

Stress positivo e negativo

Nello specifico, quando il rapporto tra energie investite e risultati ottenuti è percepito come equilibrato e vantaggioso si parla di Stress positivo (Eustress).

Qualora sperimentiamo una sensazione di sbilanciamento tra l’investimento energetico in una attività e i risultati ottenuti parliamo di Stress negativo (Distress).

In quest’ultimo caso sono secrete delle sostanze chimiche nel nostro sistema circolatorio che, a lungo andare, causano danni anche molto gravi a diversi organi del corpo giungendo a determinare anche modificazioni a livello genetico.

Ciò che determina l’entità della dello stress percepito è una variabile soggettiva legata a diversi fattori e alla capacità di fronteggiare le varie situazioni stressanti (coping).

Suggerimenti

Sviluppare buone competenze di gestione dello stress è fondamentale per il nostro benessere psicofisico. Ecco alcuni suggerimenti che puoi seguire per prevenire e gestire in maniera efficace lo stress:

  • Dedicati a una vita sana in termini di alimentazione, riposo e movimento;
  • Assumi una buona postura del corpo e respira correttamente;
  • Alterna momenti di stress a momenti di relax;
  • Agisci piuttosto che rimuginare;
  • Pratica tecniche di rilassamento o meditazione;
  • Esterna le tue difficoltà con una persona di fiducia o un professionista del benessere psicologico.