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La metafora del giardino. Fai fiorire la tua vita.

Se consideri la tua vita come un giardino ti renderai conto che in essa cresce di più quello che coltivi. Nella tua vita/giardino su che cosa ti capita di concentrarti maggiormente? Le erbacce del tuo giardino (emozioni negative) o le piante che sono importanti per te (persone, cose, azioni impegnate)?

Spesso ci concentriamo soprattutto sulle erbacce del nostro giardino indirizzando tutte le energie su questo obiettivo e dimenticandoci di nutrire le piante che per noi contano di più. Coltivare qualcosa di importante nella vita ti espone a possibili pensieri e preoccupazioni che ti fanno sperimentare emozioni spiacevoli.

In questo caso potresti adottare un atteggiamento di allerta e ipervigilanza per cercare di controllare la situazione oppure ingaggiare una lotta con i tuoi pensieri o emozioni negative. In alternativa puoi lasciare che i pensieri vadano e vengano liberamente mentre ti occupi attivamente delle cose importanti per te.

Se sei sempre impegnato a controllare la situazione tutte le tue energie saranno indirizzate verso quello e non a coltivare ciò che è fondamentale per te. Se cerchi di scacciare i pensieri e le emozioni negative, momentaneamente potrai trovare sollievo ma poi i pensieri torneranno a presentarsi.

Puoi invece impegnarti ad andare verso la direzione che è importante per te e che dà valore alla tua vita, accettando che possono esserci momenti di sofferenza e difficoltà, ma nella consapevolezza che puoi rispondere a questi pensieri ed emozioni difficili in maniera flessibile.

Il potere dell’ipnosi

L’ipnosi nella storia

L’utilizzo dell’ipnosi in chiave terapeutica è molto antico, pare che ogni forma di civiltà abbia sviluppato forme d’intervento che si possono definire ipnotiche. Già in uso presso l’antica cultura cinese, nell’antica Grecia e in epoca romana, l’ipnosi è stata utilizzata come strumento di guarigione con finalità divinatorie. La trasformazione dell’ipnosi da terapia mistico – magica a concezione che la connota come condizione fisiologica naturale dell’essere umano avviene nell’700 grazie alle ricerche di Franz Anton Mesmer. Gli studi sull’ipnosi continueranno nei secoli successivi per approdare nel secolo scorso alla definizione di “nuova ipnosi” che fa riferimento al cosiddetto modello ericksoniano.

 

Fenomeno naturale

L’ipnosi è un fenomeno naturale che sperimentiamo tutti i giorni quando ascoltiamo una canzone che ci piace molto, mentre stiamo sognando ad occhi aperti o semplicemente quando siamo focalizzati su qualcosa che cattura la nostra attenzione a un punto tale da ignorare tutto ciò che ci succede intorno perdendo la concezione del tempo. Quindi non ha niente a che vedere con misteriose manipolazioni della mente, rituali magici o esperienze mistiche.

 

Basi teoriche dell’ipnosi

Attraverso l’ipnosi è possibile raggiungere uno stato alterato a livello percettivo e di coscienza che ci permette di recuperare e rendere utilizzabili risorse che abitualmente non sarebbero accessibili. Tutto ciò si traduce in pratica nella possibilità di migliorare alcuni aspetti della nostra vita, come il ripristino dell’equilibrio e del benessere esistenziale o la possibilità di raggiungere una buona prestazione in un ambito specifico. Grazie all’ipnosi si può parlare all’inconscio della persona, che è il luogo in cui vengono raccolte le esperienze e le informazioni apprese nel corso della vita.

 

L’ipnosi terapeutica

Lo stato di ipnosi, come già accennato, viene considerato da Milton Erickson come una naturale condizione che si verifica spontaneamente nella vita quotidiana e che può essere indotta artificialmente dall’ipnotista. Secondo questa visione l’ipnosi diventa un fenomeno relazionale in cui il rapport, ruolo tra ipnotista e soggetto ipnotizzato, rappresenta l’elemento centrale orientato al servizio del soggetto. Un altro elemento caratterizzante l’approccio ericksoniano riguarda l’estrema flessibilità in termini di numero delle sedute, durata, contesto, sviluppando una forma di terapia agile, spesso breve e non convenzionale. La seguente frase di Erickson sintetizza in maniera esemplare il suo approccio nei confronti dell’ipnosi: “è molto importante che le persone sappiano che il loro inconscio è molto più intelligente di loro”.

 

Conclusioni

In sintesi, la terapia ipnotica si caratterizza come uno strumento che permette al paziente un riadattamento esistenziale integrando al meglio la propria personalità. Gli ambiti di applicazione sono diversi e riguardano i disturbi d’ansia, dell’umore, della sfera alimentare, dell’ambito sessuale. È possibile inoltre intervenire in ambito medico per quanto riguarda problematiche cardiovascolari, di natura dermatologica e asmatica. L’ipnosi è utilizzata anche in ambito sportivo per migliorare le capacità fisiche degli atleti e artistico per potenziare la creatività.

La RESILIENZA per affrontare il disagio psicologico generato da una emergenza

Il disagio psicologico causato da un’emergenza produce cicli che durano fino a un anno, che seguono un andamento prevedibile che include una serie di problemi comportamentali devastanti. Certamente il COVID-19 è stata ed è una emergenza globale di proporzioni mai sperimentate in precedenza.

La SAMHSA (Substance Abuse and Mental Health Services Administration) ha identificato 6 fasi caratteristiche dell’emergenza che vengono sperimentati dalla popolazione, e queste possono durare per un periodo di un anno. I problemi comportamentali possono riguardare un picco di abuso di sostanze, ansia, suicidio, depressione, violenza domestica e alti livelli di stress.

 

Le 6 fasi di un’emergenza

Fase 1: Paura e incertezza

Questa è la normale reazione iniziale a qualsiasi minaccia improvvisa. Sappiamo che queste emozioni possono diminuire o aumentare.

Fase 2: Impatto

Questa è la realizzazione più profonda di ciò che è accaduto, emergono una serie di emozioni, tra cui shock, panico, confusione e incredulità. In questo periodo spicca l’istinto di sopravvivenza, l’obiettivo di ogni individuo è proteggere la famiglia e i propri cari. Questa è tipicamente una delle fasi più brevi.

Fase 3: Eroe

È una fase di unione, si mettono in atto piani per aiutare gli altri.

Fase 4: Luna di miele

In questa fase, c’è la convinzione che le cose torneranno alla normalità, e c’è un senso di ottimismo e lo sguardo è rivolto al futuro. Questo è un momento in cui si creano dei legami e ci si mette in contatto al fine di aiutare.

Fase 5: Disillusione

La disillusione si verifica quando le aspettative non sono soddisfatte. Forse l’emergenza dura più a lungo del previsto, o la stanchezza e la lotta si trasformano in rabbia, esasperazione e frustrazione. Questa può essere una delle fasi più lunghe. La sua durata può aumentare dall’innesco di eventi, come un altro picco nei casi di COVID-19.

La richiesta di servizi può non essere disponibile e l’incapacità di farvi fronte, insieme a sentimenti di disperazione, possono produrre un picco di problemi comportamentali che possono sopraffare il sistema sanitario, che può già essere affaticato ed esausto.

Fase 6: Ricostruzione

Dopo aver raggiunto il punto più basso, comincia la ricostruzione, il periodo di recupero. È anche un periodo di lavoro attraverso il dolore sperimentato, tutto ciò mentre si inizia a percepire una sensazione di normalità.

Preparazione alla disillusione e oltre

C’è ancora un alto livello di incertezza che circonda il COVID-19 e molte preoccupazioni potrebbero persistere anche dopo la produzione di un vaccino. È possibile che dovremo prepararci alla fase di disillusione e di perdita di speranza. Questa fase potrebbe travolgere i servizi sociali, qualora ci sia un altro picco con conseguenti nuovi lockdown e altre regolamentazioni restrittive.

Se ciò dovesse accadere, ci potrebbe essere un aumento dei problemi psicologici menzionati in precedenza: abuso di sostanze, ansia, tendenze suicidarie, sintomi depressivi, violenza domestica e alti livelli di stress. Tutto ciò si diffonderebbe con un impatto sulle comunità e sui centri di cura difficili da immaginare, figuriamoci da curare. Ecco perché abbiamo bisogno di avere strumenti di resilienza.

 

Essere resilienti

I ricercatori che hanno condotto uno studio sul ruolo di mediazione della resilienza hanno scoperto che gli individui consapevoli sono meno inclini a concentrarsi sulla negatività e sul fallimento. Poiché non sono bloccati sul passato, sembrano essere più propensi ad andare avanti, oltre ad avere una maggiore soddisfazione della propria vita. Inoltre, la consapevolezza aiuta le emozioni tranquille, il che è fondamentale per chiunque e permette di accedere alla parte esecutiva e decisionale del cervello.

 

I 4 fattori chiave della resilienza

1: Calma per la regolazione emotiva

Quando siamo immersi nella negatività, il sistema emotivo si attiva innescando gli ormoni dello stress in uno stato di iper-allerta e reattività. Questo non è uno stato in cui poter pensare chiaramente a tutte le opzioni. Infatti, è necessario domare l’amigdala, l’antico sistema di allarme antistress per mettere in linea il cervello pensante ed esecutivo. Alcuni degli strumenti di resilienza veloce includono pratiche di messa a terra fisica, pratiche di respirazione e strumenti per calibrare e gestire le proprie emozioni.

2: Chiarezza mentale per la soluzione dei problemi

La corteccia frontale è l’area che analizza ed effettua le decisioni esecutive, perché funzioni correttamente è necessario mangiare correttamente, dormire non meno di 6 ore al giorno e mantenere il sistema nervoso rilassato. La resilienza richiede flessibilità di pensiero, se si è bloccati in vecchi schemi e mentalità, è difficile diventare creativi. Ecco perché è necessario sintonizzare in modo ottimale il cervello per pensare in modo chiaro e risolvere i problemi.

3: Ottimizzare energia, motivazione e speranza

Anche se aveste le più grandi capacità di risoluzione dei problemi del pianeta, a cosa servirebbero se non poteste alzarvi dal divano per metterli in azione? Ecco perché questo fattore di resilienza è così critico per il successo. L’ottimismo è progettato per darvi l’energia, l’entusiasmo, la determinazione e l’atteggiamento positivo per andare avanti. Le abilità in questa categoria includono cose come l’identificazione delle proprie forze innate, lo sgombero del disordine emotivo e l’apprezzamento del bicchiere mezzo pieno,

4: Felicità nel trovare la gioia e nel costruire le connessioni

Anche se il disastro potrebbe temporaneamente tenerci lontani dai nostri obiettivi, dobbiamo trovare la felicità come un giubbotto di salvataggio che ci solleva e ci tiene impegnati e pieni di speranza. La gioia è quella sensazione di essere vivi che si può trovare in questo momento, anche in mezzo a condizioni difficili. Collegandoci con gli altri, possiamo condividere storie e trovare la speranza reciproca. Ecco perché, quando si considerano le capacità di felicità, pratiche di gratitudine amore e gentilezza verso gli altri sono utili. In questo modo, vi sentite nutriti e sostenuti in modi che aumentano la vostra resilienza e vi vaccinano contro la perdita della speranza.

 

Pratica di potenziamento della resilienza in due minuti

Parte 1: Fate un bel respiro lungo ed espirate lentamente. Sentite tutta la vostra tensione, o anche una sola preoccupazione, lasciando il corpo mentre vi lasciate andare. Questo porterà un senso di calma e di chiarezza. Se volete veramente gioire, fate un secondo respiro!

Parte 2: Pensate a una cosa che avete fatto che ha aiutato qualcun altro, a un risultato che vi ha fatto sentire orgogliosi, a un momento in cui avete fatto sorridere qualcuno o vi siete sentiti legati a un altro. Questo aumenterà la sensazione di ottimismo.

Parte 3: Guardando la natura lasciatevi assorbire dalla bellezza che avete davanti ai vostri occhi. Oppure, riflettete su una risorsa utile o su una connessione significativa nella vostra vita, anche pianificando di contattare quella persona oggi. Questo porterà felicità e speranza.

 

Autore: Donald Altman

Fonte: PsychologyToday.com

Gli effetti del Coronavirus sugli Atleti

Premessa

Il Covid sta impattando in maniera importante in qualsiasi ambito della nostra vita. Se depressione e ansia sono sintomatologie in forte aumento riscontrabili in diverse categorie della popolazione, anche gli sportivi – professionisti e dilettanti – si trovano a gestire una situazione non facile a causa della pandemia.

Difficoltà psicologiche degli atleti

Mantenere una buona motivazione rispetto alla propria pratica sportiva, formulare obiettivi in linea con i continui cambiamenti che l’emergenza impone, raggiungere e conservare un buon stato di forma sembrano essere situazioni complicate in questo momento.

Oltre alle difficoltà fisiche anche quelle mentali stanno emergendo in maniera evidente tra gli sportivi, infatti i professionisti della psicologia dello sport si stanno occupando di ottimizzare la prestazione ma anche, e soprattutto, si fanno carico degli aspetti riguardanti il benessere psicofisico ed emotivo dell’atleta.

L’incertezza rispetto al corretto svolgimento degli allenamenti, alla regolare partecipazione agli appuntamenti agonistici, impatta in maniera forte sul versante motivazionale dello sportivo che si trova ad affrontare il contesto come se dovesse gestire una situazione paragonabile a quella che si manifesta nel caso di un infortunio fisico.

Anche la continua riformulazione degli obiettivi in funzione dell’instabilità impone di fare riferimento a competenze fondamentali come flessibilità mentale e resilienza che non sempre sono patrimonio consolidato nel mondo sportivo.

Investire in altri ruoli

La forte riduzione dell’attività sportiva, permette all’atleta di investire energie anche in altri contesti, per esempio familiare, sociale, lavorativo per realizzare un cambio di prospettiva che amplifica le nostre potenzialità come essere umani, piuttosto che farci percepire le mancanze derivanti dalle restrizioni che la situazione impone.

Conclusioni

È innegabile che in ogni caso molti atleti si trovino in difficolta e mai come in questo frangente chiedere aiuto ad un professionista, adeguatamente preparato in psicologia dello sport, può rivelarsi fondamentale per sostenere ed accompagnare l’atleta nel fronteggiare la sfida fondamentale che stiamo combattendo.

Alessandro Visini – Psicologo

Il Diario della Gratitudine

In che cosa consiste

A volte basta poco per migliorare la propria vita. Per esempio fare questo piccolo esercizio quotidiano che ti richiederà pochissimo tempo restituendoti benessere e serenità. Ti basterà impegnarti a trovare 3 piccole cose che hanno reso la tua giornata speciale. Potrai così apprezzare le cose belle che tutti i giorni ti succedono, ma che la frenesia del vivere quotidiano non ti fa cogliere.

Si tratta di una terapia a costo zero che, ad esempio, potrà permetterci di riposare meglio durante la notte e di trovare più rapidamente una soluzione ai problemi che ci tormentano.

 

Come compilare il Diario della Gratitudine

Un quaderno o un’agenda andranno benissimo per dare il via al tuo diario della gratitudine. Dedica qualche minuto ogni sera ad una breve analisi della giornata appena trascorsa per identificare quali siano le cose successe per essere grati nei confronti di noi stessi e degli altri.

Gli eventi della vita scivolano via uno dopo l’altro se non ci soffermiamo su di essi e anche le cose belle che ci accadono tutti i giorni, piccole o grandi che siano, non sfuggono a questa logica.

Puoi compilare il tuo diario della gratitudine seguendo il tuo stile, magari facendo un breve elenco delle cose accadute in maniera puntuale, oppure attraverso scritti più elaborati e meno schematici. Non ci sono regole fisse da seguire piuttosto cerca di personalizzare questo esercizio secondo le tue preferenze.

 

Quali sono i vantaggi del Diario

Il diario della gratitudine può contribuire a renderti più felice, ti permette di fare un’analisi della tua vita, ti mette nella condizione di valutare gli accadimenti esistenziali secondo una prospettiva diversa. Talvolta aiuta a semplificare le cose complesse, a ritrovare alcune certezze perdute.

Qualora non riuscissi a scrive quotidianamente puoi diradare l’esercizio a 2 o 3 volte alla settimana ma non eccedere oltre la settimana.

Gli Stili Comunicativi

Utilizzare uno stile comunicativo appropriato favorisce relazioni interpersonali significative. In tema di comunicazione possiamo fare riferimento a modalità assertive, passive o aggressive.

Lo stile comunicativo assertivo

Il comportamento assertivo può essere definito come un’onesta espressione dei propri bisogni, emozioni e opinioni adeguatamente alla situazione specifica in cui ci si trova senza che questo provochi senso di colpa o rabbia.

L’assertività si esprime anche attraverso la comunicazione non verbale, mostrando interesse nell’ascoltare le persone con cui si parla, accompagnando ciò che dicono con l’espressione del viso, assumendo una postura di apertura verso l’altro ed avendo un tono di voce chiaro ed in linea con il messaggio che si sta inviando.

L’obiettivo generale di uno stile assertivo è quello di migliorare le relazioni sociali, soprattutto in quei contesti in cui è frequente che le relazioni siano conflittuali e che le nostre esigenze e quelle altrui siano in contrasto.

Una persona assertiva in un contesto con due o più persone si comporta nel seguente modo:

  • ha ben chiaro che cosa desidera;
  • agisce per ottenerlo;
  • rispetta i diritti degli altri;
  • non si sente in colpa;
  • mantiene una buona opinione di sé anche nel caso gli sia difficile o impossibile raggiungere ciò che desidera.

L’assertività è quindi il frutto di una scelta che implica una capacità di comprensione e ascolto empatico verso gli altri, una capacità di raggiungere dei compromessi, di vivere le relazioni in modo aperto e disponibile e di accettare la possibilità di non piacere a tutti o che a volte un obiettivo possa non essere raggiungibile.

 

Lo stile comunicativo passivo

La caratteristica principale di questa modalità comunicativa è la difficoltà ad esprimere le proprie opinioni o i propri sentimenti. Chi ha uno stile passivo ritiene:

  • gli altri migliori di sé;
  • teme il giudizio degli altri;
  • fa fatica a rifiutare le richieste;
  • tende a sottomettersi al volere altrui;
  • fa fatica a proporre iniziative e a prendere decisioni.

Di conseguenza difficilmente riesce a soddisfare i propri bisogni e desideri. All’interno di una relazione o comunicazione l’obiettivo generale è evitare ogni possibile conflitto, ridurre l’ansia di esporsi, rimandare le decisioni e ottenere la benevolenza dell’interlocutore.

A partire da queste convinzioni i comportamenti che più frequentemente vengono messi in atto sono l’evitamento, il silenzio e una scarsa partecipazione alle attività mentre le emozioni sperimentate sono rabbia repressa, colpa, paura, tristezza, ansia e frustrazione.

A lungo andare l’insieme di queste convinzioni, comportamenti ed emozioni può far sì che l’individuo sperimenti un senso di solitudine e una progressiva perdita di autostima e del proprio senso di autoefficacia.

 

Lo stile comunicativo aggressivo

Il comportamento aggressivo è invece tipico di quando si tenta di soddisfare unicamente i propri bisogni prevaricando gli altri. Chi ha uno stile aggressivo ritiene di essere sempre nel giusto, addossa agli altri la responsabilità dei propri errori, è irremovibile e rigido rispetto alle proprie posizioni. L’obiettivo generale è quello di averla vinta a tutti i costi, di dominare l’altro e di rassicurarsi degradandolo.

Chi ha uno stile aggressivo invade lo spazio altrui, genera nell’altro paura o aggressività e ostacola la trasmissione e la comprensione del messaggio che sta inviando. Le persone che hanno a che fare con un interlocutore aggressivo possono spesso sentirsi svalutate e non considerate.

Sebbene a breve termine si abbia la sensazione di avere le cose sotto controllo e di ottenere ciò che si desidera, alla lunga tuttavia, un comportamento aggressivo può condurre ad una condizione di stress e di isolamento sociale nonché ad una sensazione di logoramento e stanchezza.

Alessandro Visini – Psicologo

L’Ansia Generalizzata e le Soluzioni che Mantengono il Problema

L’ansia generalizzata

Le persone che soffrono di ansia generalizzata in Italia sono in aumento in misura significativa. Esse patiscono costante apprensione e preoccupazione per situazioni normali durante l’arco della giornata riferendo sentimenti di inquietudine circa la salute, la situazione finanziaria, la capacità di rendimento lavorativo o scolastico. Vivono quindi un costante stato di allarme e iper-vigilanza dovuti alla convinzione che siano incombenti eventi negativi.

 

Sintomi fisici

A livello fisico al respiro affannoso si accompagnano palpitazioni, sudorazioni, secchezza delle fauci, sensazione di “nodo alla gola”, di “testa vuota e leggera”, vampate di caldo, sintomi legati a tensione muscolare al capo, al collo e al dorso, sono spesso responsabili dei dolori diffusi e delle cefalee localizzate in sede occipitale e frontale.

 

Sintomi cognitivi

I sintomi della sfera cognitiva si manifestano in termini di ridotta concentrazione, distrazione, deficit della memoria. A questa sintomatologia si aggiungono i disturbi del sonno si manifestano sotto forma di insonnia e frequenti risvegli.

 

Soluzioni disfunzionali

La persona, nel tentativo di gestire l’ansia, mette in atto dei comportamenti che non solo non risolvono il problema ma tendono a mantenerlo configurandosi come soluzioni disfunzionali. Per esempio, percependo il mondo come pericoloso, la persona ansiosa, mantiene il controllo e l’iper-vigilanza nell’illusione di potersi difendere da eventuali minacce mentre in realtà l’eccessivo controllo porta alla perdita del controllo che si vorrebbe ottenere.

Un’altra frequente soluzione disfunzionali è l’evitamento, la tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate all’insorgere dell’ansia. Si inizia evitando qualcosa, una situazione o un luogo, e si prosegue con l’evitamento finché non si instaura un vero e proprio isolamento, che compromette la vita personale, sociale e lavorativa/scolastica.

Anche la continua richiesta di aiuto e rassicurazione si configura come una soluzione disfunzionale molto diffusa; ogni volta che la persona chiede aiuto e lo riceve, conferma a sé stessa che da sola non ce la può fare e che quindi non è in grado di essere autonoma.

 

Interrompere il circolo vizioso

Una volta instauratosi il circo vizioso delle tentate soluzioni si deve intervenire per rompere questo meccanismo che mantiene la situazione dotando la persona di tecniche e strumenti che le consentano di gestire la situazione in piena consapevolezza al fine di riappropriarsi del proprio benessere psicofisico.

La Terapia Breve Centrata sulla Soluzione

La terapia breve è una forma di intervento psicologico che solitamente si esplica in un numero limitato di sedute. La tipologia di terapia che pratico è la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione (solution-focused brief therapy) ed è il modello di terapia breve più studiato al mondo.

Elaborata da Steve de Shazer e il suo team negli anni ‘80 si è velocemente diffusa in tutti i continenti, trovando applicazione in numerosissimi ambiti psicologici:

  • Sostegno e consulenza psicologica;
  • Psicologia dello sport;
  • Psicologia del lavoro e delle organizzazioni;
  • Trattamento delle dipendenze;
  • Psicologia scolastica;
  • Psicologia dell’emergenza.

Psicologia e benessere personale

La consulenza psicologica non è più vissuta con vergogna ma resistono pregiudizi rispetto al fatto di rivolgersi ad uno psicologo.

Con un professionista che si prende cura della persona è possibile mettere a fuoco emozioni, vissuti e visione del mondo per migliorare la qualità della propria vita.

Questo percorso è fattibile anche in tempi brevi, senza la necessità di intraprendere percorsi lunghi e impegnativi.

Musica e Psicologia

Musica e Psicologia

La musica abbinata alla psicologia si rivela uno strumento molto potente per suscitare emozioni, immagini e ricordi. Il suo potere evocativo è immediato e attinge ai livelli più profondi del nostro essere.

Suoni e parole si fondono in maniera particolare dando vita a forme artistiche uniche che hanno la capacità di regolare l’umore.

I gruppi psicologici di ascolto musicale permettono, in piccoli gruppi di massimo 6 persone, di fruire la musica con una finalità terapeutica intesa nel suo significato originale greco di essere al servizio (Therapeia).

I gruppi hanno quindi l’obiettivo di utilizzare la musica per esplorare la propria interiorità in termini di vissuti, emozioni, ricordi e nello stesso tempo di liberare le nostre risorse dimenticate per farle divenire nostre alleate nella vita di tutti i giorni.

L’associazione di musica e psicologia rappresenta la possibilità per la persona di indagare se stessa utilizzando una metodologia informale all’interno di un contesto rilassante.

Gruppi per adulti e adolescenti.

Il percorso prevede 3 incontri della durata di 90 minuti ognuno.

In questo periodo i percorsi si svolgono online utilizzando la piattaforma Zoom.