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Ripensare i contesti organizzativi dopo la pandemia

Le conseguenze della pandemia in ambito lavorativo

L’impatto del Covid in termini di salute mentale sui lavoratori è stato molto significativo: aumento dei livelli di ansia e stress, impennata dei casi di burnout, alterazioni delle routine familiari e del work – life balance. Tali cambiamenti hanno determinato, in alcuni casi, un abbassamento della qualità della prestazione lavorativa e un peggioramento del benessere psicofisico delle persone. Anche l’aumento improvviso di lavoro da remoto e smart working, seppur abbia portato indubbi vantaggi, ha costretto le persone a ridefinire la propria quotidianità lavorativa a prescindere dal ruolo ricoperto e non sempre con esiti positivi.

 

Technostress

In particolare il lavoro da remoto ha fatto emergere una forma di stress che possiamo definire technostress e si traduce in vissuti di ansia, rimuginio, insonnia, dipendenza da strumenti digitali dovuto alla necessità di imparare a familiarizzare rapidamente con strumenti poco conosciuti. Alla luce di questi fattori, e in considerazione della transizione epocale che stiamo vivendo, il mondo del lavoro non può sottrarsi da una riflessione in merito ai temi del benessere organizzativo. La classe imprenditrice e manageriale è chiamata in causa per facilitare buone pratiche che favoriscano un senso di connessione e vicinanza nei luoghi di lavoro.

 

Le sfide del futuro

Ripensare i modelli organizzativi, rimodellare i luoghi di lavoro, digitalizzare i processi aziendali sono le sfide di un futuro già presente che non riguarda solo i fattori hard delle aziende ma soprattutto la possibilità di riconsiderare l’importanza degli esseri umani. Ritrovare un nuovo senso del lavoro, sintonizzarsi con il futuro emergente, abitare luoghi di lavoro in cui i talenti delle persone possano esprimersi liberamente presuppone un cambiamento radicale del modo di interpretare la vita organizzativa dove autonomia, senso di responsabilità ed empatia faciliteranno il passaggio verso nuovi modelli di efficienza ed efficacia fondati sulla centralità del fattore umano.

 

Buone pratiche

Realizzare luoghi di lavoro più accoglienti, inclusivi e che mettano le persone al centro presuppone che vi sia attenzione verso la creazione e il mantenimento di ambienti psicologicamente sani attraverso l’adozione di buone pratiche come per esempio il coinvolgimento dei dipendenti nel processo decisionale. Un altro fattore fondamentale riguarda l’integrazione tra vita privata e lavorativa nell’ottica di proporre flessibilità riguardo a quando, dove e come possono lavorare le persone. La formazione dei collaboratori risulta un elemento strategico in quanto amplia le conoscenze e le competenze facilitando lo sviluppo delle carriere. Il riconoscimento del lavoratore è un altro aspetto, spesso sottovalutato, che impatta in maniera potente sulla motivazione. Il benessere psicofisico va alimentato attraverso l’adozione di comportamenti sani e il ricorso a strumenti e pratiche che concorrano ad abbassare lo stress, a contenere l’ansia favorendo un’emotività positiva per i singoli e l’organizzazione.

 

Conclusioni

Alla luce di quanto sottolineato, le aziende più consapevoli rispetto all’urgenza di adottare nuovi modelli organizzativi, hanno iniziato a considerare nuovi strumenti e pratiche finalizzati a migliorare il benessere dell’organizzazione e del singolo. Si stanno diffondendo sempre di più pratiche come gli sportelli d’ascolto per imprenditori, manager e lavoratori, attività come la mindfulness, la meditazione e lo yoga. Il futuro emergente è già qui, quello che ci viene chiesto di fare è di metterci in connessione con esso e di ripensare ai modelli organizzativi per essere in grado di coglierlo nella maniera più adeguata.

Dott. Alessandro Visini